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Ghiandaiedapicchiata
Eco di passi nella memoria/ giù per il corridoio che non prendemmo/verso la porta che non aprimmo/noi nel giardino delle rose
25 settembre 2008
o invece si

Quando vennero presentati, lui fece una battuta, sperando di piacere. Lei rise a crepapelle, sperando di piacere. Poi se ne tornarono a casa in macchina, ognuno per conto suo, lo sguardo fisso davanti a sé, la stessa identica smorfia sul viso.
A quello che li aveva presentati nessuno dei due piaceva troppo, anche se faceva finta di sí, visto che ci teneva tanto a mantenere sempre buoni rapporti con tutti. Sai, non si sa mai, in fondo, o invece sí, o invece sí.




          
12 giugno 2008
notturna tra gentiluomini
[01:10] <Argo> "La gente è il più grande spettacolo del mondo.E non si paga il biglietto."
[01:11] <don_carlos_> A volte
[01:11] <don_carlos_> con chi ho il piacere di parlare, se è lecito?
[01:12] <Argo> Con un cane.
[01:12] <don_carlos_> Capisco
[01:13] <don_carlos_> anzi non capisco affatto
[01:14] <Argo> "La comprensione e' un'utopia.........come l'anarchia"
[01:15] <don_carlos_> apprezzo le virgolette
[01:16] -> [Argo] VERSION
[01:16] <Argo> Un cane non parla,"riporta".
[01:17] <don_carlos_> ah un golden retriever
[01:17] <Argo> Un pit bull
[01:17] <don_carlos_> e sentivi la necessità di riportare le tue frasi giusto a me?
[01:18] <Argo> E tu era necessario che rispondessi?
[01:18] <don_carlos_> certo
[01:18] <don_carlos_> se qualcuno mi rivogle la parola rispondo
[01:19] <Argo> Io ho riportato frasi altrui al padrone del momento
[01:20] <don_carlos_> vuol dire che sentivi la cosa "necessaria"
[01:21] <Argo> I cani agiscono d'istinto.
[01:22] <don_carlos_> Come fai ad esserne sicuro?
[01:22] <Argo> Io sono un cane.Ti sembra cosi' irreale?
[01:23] <don_carlos_> Ho forse detto che mi sembra irreale?
[01:23] <Argo> Ho forse scritto che lo hai detto?
[01:24] <don_carlos_> Ho forse scritto che ho detto che l'hai scritto?
[01:25] <don_carlos_> Ma hai accennato al concetto ->[01:22] <Argo> Io sono un cane.Ti sembra cosi'
irreale?
[01:26] <Argo> Perfetto.
[01:27] <Argo> Ti trovo piu' arguto.
[01:27] <don_carlos_> cmq il dissertare sulla tua natura non lo trovo cosi interessante
[01:27] <don_carlos_> [01:27] <Argo> Ti trovo piu' arguto. -> implica un concetto di tempo,in dettaglio
un rapporto temporale dell'adesso rispetto ad un prima
[01:28] <Argo> Naturalmente
[01:28] <don_carlos_> Ragguagliami sul prima
[01:29] <Argo> La nostra conversazione finisce qui.Ti auguro una buona insonnia,e ne auguro altrettanta
a me.
[01:29] <don_carlos_> non soffro di insonnia mi spiace
[01:29] <don_carlos_> e ti ricordo che i cani non ne soffrono
[01:30] <don_carlos_> quante poche cose sai sulla tua natura
[01:30] <Argo> Cazzo.Mi hai battuto tu stavolta.
[01:30] <don_carlos_> Battuto?
[01:30] <don_carlos_> Perchè si stava svolgendo un duello?
[01:31] <Argo> Lo svolgevo contro lo schermo,Don Carlos non ne fa parte.
[01:31] <Argo> La verita'
[01:31] <Argo> e' che Don Carlos e' un computer
[01:32] <don_carlos_> probabilemnte un algoritmo abbastanza complesso da rispondere in modo
intellegibile ai dialoghi
[01:33] <don_carlos_> MA la verità è relativa, a volte.
[01:33] <Argo> Lo trovo quantomeno presuntuoso,ad ogni modo,la tecnologia riserva sempre sorprese.
[01:34] <don_carlos_> + di quanto si possa immaginare
[01:34] <Argo> Selfmisanderstending
[01:35] <Argo> ho scritto come si pronunzia,altro scacco matto
[01:36] <don_carlos_> L'importante è che abbia un significato
[01:36] <don_carlos_> (almeno per la tua soggettività)
[01:40] <Argo> "Non è mica la morte che importa, e' la tristezza, e' la malinconia, E' lo stupore.Le
poche persone che piangono nella notte.La poca buona gente".
[01:41] <Argo> Dormi bene.:)
[01:41] <don_carlos_> [01:19] <Argo> Io ho riportato frasi altrui al padrone del momento
[01:41] <don_carlos_> Devo elogiare la tua costanza
 


5 giugno 2008
Salsicce, fegatini, viscere alla brace...

In passato si credeva che le donne che mostravano forme di isteria, fossero contaminate dalle punture di tarantola. L'unico rimedio conosciuto era quello di ballare ininterrottamente per giorni, in modo che il veleno non facesse effetto. Attraverso la musica e la danza era, quindi, possibile dare guarigione ai tarantati, realizzando un vero e proprio esorcismo a carattere musicale. Ogni volta che un tarantato esibiva i sintomi associati al tarantismo, i suonatori di tamburello, violino, mandolino, chitarra e organetto si recavano nell'abitazione del tarantato e cominiciavano a suonare la pizzica, musica dal ritmo sfrenato. A questo punto il tarantato cominciava a danzare e cantare per lunghe ore sino allo sfinimento. La credenza voleva, infatti, che mentre si consumavano le proprie energie nella danza, anche la taranta si consumasse e soffrisse sino ad essere annientata.




nb: Alla leggenda popolare può essere in realtà legata anche una spiegazione strettamente scientifica: il ballo convulso, accelerando il battito cardiaco, favorisce l'eliminazione del veleno e contribuisce ad alleviare il dolore provocato dal morso del ragno e di simili insetti. Non è quindi da escludere che il ballo venisse utilizzato originariamente come vero e proprio rimediedio medico, a cui solo in seguito sono stati aggiunti connotati religiosi ed esoterici.







3 maggio 2008
autoritratto
Era uno di quei tipi che, dovendo fare una cosa, ci pensano per generazioni.

Analizzava e scomponeva il tutto nei singoli fattori costituenti, interpolava dati oggettivi e considerazioni proprie per avere un quadro sì personale, ma non troppo. Parzializzante, più che parziale.

Mai sazio si concentrava sui minimi dettagli – ah, che passione aveva per quelli! A furia di, il pensiero di fare la cosa diventava più appassionante dell'azione stessa. Tanto più stimolante, quanto più nitido.
Immaginava il moto del gesto, la traiettoria esatta del divenire: la reazione dell’ambiente circostante una volta mossa la situazione.
Dato il La, come si suole.

Riscaldava il pensiero al fuoco del Desidero prima e lo bombardava a freddo con le particelle alfa del Dubbio e della Paura poi. Raffrontava mentalmente i risultati nei due casi e le loro mutue differenze, li annotava disciplinatamente e riniziava i calcoli:

- su un piano ideale.
- con attrito nullo.
- a gravità zero.
- in presenza di solidi a quattro (o più) dimensioni.
- in una camera anecoica.
- nella galleria del vento.
- a contatto con l’antimateria.

A un qualsiasi osservatore esterno questo immobile procrastinare, questo vegetativo stato di catarsi, questo rimuginìo inutilissimo ai fini del risultato, risultava sovente insopportabile.

In compenso, il suo improvviso mettersi in moto era affascinante.
Senza preavviso alcuno, cerimoniosità o causa apparente.
Come un autistico o un sonnambulo.
Per fare, senza mutare espressione, quella stessa cosa.
Ragionata così tanto da essere ormai astratta.

Impiegando raramente più di una ventina di secondi.
Ed esclamando spesso, tra sè e sè, conclusa l'operazione:
“ecco”.






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10 aprile 2008
memento
Ogni problema ha nascosta in sé un'opportunità tale da ridimensionare letteralmente il problema stesso. I maggiori successi sono infatti stati ottenuti da quelle persone che esaminando un problema sono riuscite a trasformarlo in un'opportunità.

                                 



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30 marzo 2008
constatazioni
« Sapevo di averlo generato mortale. »

(Anassagora, rispondendo a colui che lo informava della morte del figlio)
 
                              

                         

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25 marzo 2008
Sursum corda
Io scrivo perché sento il bisogno innato di scrivere. Scrivo perché non posso fare un lavoro normale, come gli altri. Scrivo perché voglio leggere libri come quelli che scrivo. Scrivo perché ce l'ho con voi, con tutti. Scrivo perché mi piace stare seduto in una stanza a scrivere tutto il giorno. Scrivo perché posso sopportare la realtà soltanto trasformandola. Scrivo perché amo l'odore della carta, della penna e dell'inchiostro. Scrivo perché credo nella letteratura, nell'arte del romanzo, più di quanto io creda in qualunque altra cosa. Scrivo per abitudine, per passione. Scrivo perché ho paura di essere dimenticato. Scrivo perché apprezzo la fama e l'interesse che ne derivano. Scrivo per star solo. Forse scrivo perché cerco di capire il motivo per cui ce l'ho con voi, con tutti. Scrivo perché mi piace essere letto. Scrivo perché una volta che ho iniziato un romanzo, un saggio, una pagina, voglio finirli. Scrivo perché tutti se lo aspettano da me. Scrivo perché come un bambino credo nell'immortalità delle biblioteche e nella posizione che i miei libri occupano sugli scaffali. Scrivo perché la vita, il mondo, tutto è incredibilmente bello e sorprendente. Scrivo perché è esaltante trasformare in parole tutte le bellezze e ricchezze della vita. Scrivo non per raccontare una storia ma per costruirla. Scrivo per sfuggire alla sensazione di essere diretto in un luogo che, come in un sogno, non riesco a raggiungere. Scrivo perché non sono mai riuscito ad essere felice. Scrivo per essere felice.


21 marzo 2008
equinozio
"Verrà un altro temporale sarà di nuovo estate
E scoppieranno i suoi colori per le strade... "

"
Monti sorgenti, dalle acque appariranno le baie dell’incostanza
Le valli dell’incoerenza per superare questa noia di vivere
..."



25 febbraio 2008
alla frutta
 



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21 febbraio 2008
Itaca

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sara` questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
ne' nell'irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l'anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d'estate siano tanti
[...]


Sempre devi avere in mente Itaca -
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull'isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos'altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.




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19 febbraio 2008
bianco o nero
È ormai difficile incontrare un cretino che non sia intelligente e un intelligente che non sia un cretino. [...] e dunque una certa malinconia, un certo rimpianto tutte le volte ci assalgono se ci imbattiamo in cretini adulterati, sofisticati. Oh i bei cretini di una volta! Genuini, integrali. Come il pane di casa. Come l'olio e il vino dei contadini.
  

              



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15 febbraio 2008
ipse dixit
mr burns e smithers seduti su un gradino, con la testa tra le mani, avviliti e affranti, nel silenzio della casa rimasta completamente vuota;
 
- smithers: " hanno portato via tutto signore..."
- mr burns: "smithers, io non credo nel suicidio... ma se vuoi provare il guardarti potrebbe rincuorarmi..."


       

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13 febbraio 2008
taa-tan


ammetto che non è venuta bellissima, ma coi dolci sono quasi negata, almeno nel dargli una forma;
ammetto che ho cercato di nascondere la lieve pendenza con una ripresa dall' alto;
ammetto che avevo una gran voglia di mangiarla da settimane;
ammetto che, nonostante l' aspetto molto 'artigianale', il sapore è oltre ogni aspettativa. se la fai assaggiare a qualcuno, prima la guarda con sospetto, poi l' addenta con coraggio e infine vedi la sua faccia sorridere sorpresa perchè non se l' aspettava.
Renèe, saresti fiera di me.
:)



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12 febbraio 2008
non servono tranquillanti o terapie...
la città non fa per me. è caos,  traffico, isteria e rumori molesti a ogni ora. lager di uomini sempre sull' orlo della follia. nelle ore di punta un automobilista scende dall' auto, armato della sua scarpa destra, e picchia con violenza il finestrino del vicino che nella disperazione dell' imbottigliamento aveva cercato di liberarsi sbarrandogli per qualche minuto la sua via di fuga. il delirio. restano solo pochi esili luoghi di quiete ritagliati e sottratti quasi clandestinamente a questa specie di apocalisse quotidiana.
in un piccolo giardino raccolto e così pacificamente orientaleggiante da sembrare un altro mondo, la simpatica coppia di cinesi sotto casa mi offre un delizioso thè verde Biluochun di Suzhou, traducendomi, con solerte dedizione, due stupide righe tratte da un manuale d' istruzioni.
e a pensarci ti scappa anche un sorriso.
piccolo angolo di paradiso.




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9 febbraio 2008
L' uomo medio
Mike Bongiorno non è particolarmente bello, atletico, coraggioso, intelligente. Rappresenta, biologicamente parlan­do, un grado modesto di adattamento all'ambiente.
 
Mike Bongiorno non si vergogna di essere ignorante e non prova il bisogno di istruirsi. Entra a contatto con le più vertiginose zone dello scibile e ne esce vergine e intatto, confortando le altrui naturali tendenze all'apatia e alla pigrizia mentale.Pone gran cura nel non impressio­nare lo spettatore, non solo mostrandosi all'oscuro dei fat­ti, ma altresì decisamente intenzionato a non apprendere nulla.
In compenso Mike Bongiorno dimostra sincera e primiti­va ammirazione per colui che sa. Di costui pone tuttavia in luce le qualità di applicazione manuale, la memoria, la me­todologia ovvia ed elementare: si diventa colti leggendo molti libri e ritenendo quello che dicono. Non lo sfiora minimamente il sospetto di una funzione critica e creativa della cultura. Di essa ha un criterio meramente quantitativo. In tal senso (occorrendo, per essere colto, aver letto per molti anni molti libri) è naturale che l'uomo non predesti­nato rinunci a ogni tentativo.
Mike Bongiorno professa una stima e una fiducia illi­mitata verso l'esperto; un professore è un dotto; rappre­senta la cultura autorizzata. È il tecnico del ramo. Gli si demanda la questione, per competenza.
L'ammirazione per la cultura tuttavia sopraggiunge quan­do, in base alla cultura, si viene a guadagnar denaro. Allora si scopre che la cultura serve a qualcosa. L'uomo mediocre rifiuta di imparare ma si propone di far studiare il figlio.
 
Mike Bongiorno parla un basic italian. Il suo discorso realizza il massimo di semplicità. Abolisce i congiuntivi, le proposizioni subordinate, riesce quasi a tendere invisibile la dimensione sintassi. Evita i pronomi, ripetendo sem­pre per esteso il soggetto, impiega un numero stragrande di punti fermi. Non si avventura mai in incisi o parentesi, non usa espressioni ellittiche, non allude, utilizza solo metafore ormai assorbite dal lessico comune. Il suo linguaggio è ri­gorosamente referenziale e farebbe la gioia di un neo-posi­tivista. Non è necessario fare alcuno sforzo per capirlo. Qualsiasi spettatore avverte che, all'occasione, egli potreb­be essere più facondo di lui.
Non accetta l'idea che a una domanda possa esserci più di una risposta. Guarda con sospetto alle varianti. Nabuc­co e Nabuccodonosor non sono la stessa cosa; egli reagisce di fronte ai dati come un cervello elettronico, perché è fer­mamente convinto che A è uguale ad A e che tertium non datur. Aristotelico per difetto, la sua pedagogia è di con­seguenza conservatrice, paternalistica, immobilistica.


Mike Bongiorno è privo di senso dell'umorismo. Ride perché è contento della realtà, non perché sia capace di deformare la realtà. Gli sfugge la natura del paradosso; come gli viene proposto, lo ripete con aria divertita e scuote il capo, sottintendendo che l'interlocutore sia simpaticamente anormale; rifiuta di sospettare che dietro il paradosso si na­sconda una verità, comunque non lo considera come vei­colo autorizzato di opinione.
Evita la polemica, anche su argomenti leciti. Non man­ca di informarsi sulle stranezze dello scibile (una nuova corrente di pittura, una disciplina astrusa... "Mi dica un po', si fa tanto parlare oggi di questo futurismo. Ma cos'è di preciso questo futurismo?"). Ricevuta la spiegazione non tenta di approfondire la questione, ma lascia avvertire anzi il suo educato dissenso di benpensante. Rispetta comunque l'opinione dell'altro, non per proposito ideologico, ma per disinteresse.
Di tutte le domande possibili su di un argomento sceglie quella che verrebbe per prima in mente a chiunque e che una metà degli spettatori scarterebbe subito perché troppo banale : "Cosa vuol rappresentare quel quadro?" "Come mai si è scelto un hobby così diverso dal suo lavoro?" "Com'è che viene in mente di occuparsi di filosofia?".


Porta i clichés alle estreme conseguenze. Una ragazza educata dalle suore è virtuosa, una ragazza con le calze co­lorate e la coda di cavallo è "bruciata". Chiede alla prima se lei, che è una ragazza così per bene, desidererebbe di­ventare come l'altra; fattogli notare che la contrapposizione è offensiva, consola la seconda ragazza mettendo in risalto la sua superiorità fisica e umiliando l'educanda. In questo vertiginoso gioco di gaffes non tenta neppure di usare pe­rifrasi: la perifrasi è già una agudeza, e le agudezas ap­partengono a un ciclo vichiano cui Bongiorno è estraneo. Per lui, lo si è detto, ogni cosa ha un nome e uno solo, l'artificio retorico è una sofisticazione. In fondo la gaffe nasce sempre da un atto di sincerità non mascherata; quan­do la sincerità è voluta non si ha gaffe ma sfida e provo­cazione; la gaffe (in cui Bongiorno eccelle, a detta dei cri­tici e del pubblico) nasce proprio quando si è sinceri per sbaglio e per sconsideratezza. Quanto più è mediocre, l'uo­mo mediocre è maldestro. Mike Bongiorno lo conforta por­tando la gaffe a dignità di figura retorica, nell'ambito di una etichetta omologata dall'ente trasmittente e dalla nazione in
ascolto.


Mike Bongiorno gioisce sinceramente col vincitore perché onora il successo. Cortesemente disinteressato al perdente, si commuove se questi versa in gravi condizioni e si fa promotore di una gara di beneficenza, finita la quale si manifesta pago e ne convince il pubblico; indi trasvola ad altre cure confortafo sull'esistenza del migliore dei mondi possibili. Egli ignora la dimensione tragica della vita.


Mike Bongiorno convince dunque il pubblico, con un esempio vivente e trionfante, del valore della mediocrità. Non provoca complessi di inferiorità pur offrendosi come idolo, e il pubblico lo ripaga, grato, amandolo. Egli rap­presenta un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiun­gere perché chiunque si trova già al suo livello. Nessuna religione è mai stata così indulgente coi suoi fedeli. In lui si annulla la tensione tra essere e dover essere. Egli dice ai suoi adoratori: voi siete Dio, restate immoti.





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La gente esige la libertà di parola per compensare la libertà di pensiero, che invece rifugge.
(Sören Kierkegaard)



La giustizia non è ardore giovanile e decisione energica e impetuosa: giustizia è malinconia. (T. Mann)




Dove non c’è umorismo non c’è umanità; dove non c’è umorismo (questa libertà che si prende, questo distacco di fronte a se stessi) c’è il campo di concentramento.(Eugène Ionesco)




Non è il demone che sceglierà la vostra sorte, ma siete voi che sceglierete il vostro demone. Platone




La conversazione è feconda soltanto tra spiriti dediti a consolidare la propria perplessità. Emil Cioran




Non capisco bene perché gli uomini che credono agli elettroni si considerino meno creduli degli uomini che credono agli angeli. George Bernard Shaw




Non tutte le verità son per tutte le orecchie. Umberto Eco




I cattolici e i comunisti sono simili nel considerare che quelli che non hanno le loro convinzioni non possono essere sia onesti sia intelligenti. George Orwell




Ardo dal desiderio di spiegare, e la mia massima soddisfazione è prendere qualcosa di ragionevolmente intricato e renderlo chiaro passo dopo passo. È il modo più facile per chiarire le cose a me stesso. Isaac Asimov




In Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti. Ennio Flaiano



Non è vero che in Italia non esiste giustizia. E' invece vero che non bisogna mai chiederla al giudice, bensì al deputato, al ministro, al giornalista, all'avvocato influente. La cosa si può trovare: l'indirizzo è sbagliato.









IL CANNOCCHIALE